Sconosciuta ai più la necropoli romana di San Marco di Castellabate a pochi chilometri da Salerno si estende su di una superfice di circa 7.000 metri quadrati pari all’incirca a poco meno di un campo di calcio ma è completamente (e vergognosamente) oscurata da ville private e da un grande albergo di lusso.
Solo qualche “mozzicone” fuori contesto è visibile su di un viottolo panoramico che costeggia la rada del porto; il resto, composto da fosse sepolcrali dette alla cappuccina e tombe a pianta quadrata databili I-II sec. d. C., vi si ritrovano (almeno quelle sopravvissute allo scempio edilizio) tra i giardini fioriti, gli ombrelloni e le piscine delle dimore private.
Liberti ed ufficiali romani vennero tumulati in questi luoghi lungo fosse poco profonde scavate su di un promontorio d’arenaria a picco sul mare con tutto il loro ricco corredo funerario in gran parte recuperato ma in parte anche saccheggiato da tombaroli improvvisati (il più delle volte gli stessi proprietari?).
Una nota curiosa vuole tra i reperti ritrovati, quali brocchetti, spilloni e lucerne oltre ad iscrizioni in greco e latino, anche un gran numero di amuleti ed oggetti magici in particolare contro il malocchio come un campanello di bronzo la cui funzione era appunto quello di scacciare gli spiriti maligni.
Viene da pensare che forse quest’ultimo talismano sarà stato utile per il defunto che lo indossava a scacciare per lunghi secoli la presenza di forze oscure dalla sua tomba ma altrettanto non lo è stato a proteggere la stessa in epoca moderna dalla malvagità arrogante degli speculatori edilizi.
Autore: Antonio Cangiano